Imprenditori in gambissima che hanno il prodotto, il prezzo e sanno come aprire un negozio fisico, organizzare la logistica integrata. Gente molto sveglia che capisce i propri clienti, che sà come metter su una rete distributiva e motivare i proprio agenti commerciali.

Imprese di successo che hanno tutto per mettere su un canale di ecommerce ma che, puntualmente, sbagliano l’approccio. Sarà perchè chiunque può prendere un CMS come Magento o Prestashop, integrarlo con il tuo sistema gestionale e schiaffarlo in rete. Sarà perchè credono che il proprio brand affermato fuori dal web possa magicamente portare clienti anche in rete o perchè “in tanti me lo chiedono, come posso non averlo?”

E’ da queste semplici cose che si comprende quanto l’Italia sia indietro nell’ecommerce e quanto ancora non sia chiaro che nell’ecommerce non ci si “butta” ma è altresì necessario pianificare con cura l’operazione avvalendosi di esperti.

Il primo pensiero resta quello classico. “Quanto mi costa il sito”? Già, come se quello fosse il problema. Il secondo invece è mostrare i prodotti in modo che ricalchino l’organizzazione interna, già stabilita nel software gestionale, senza minimamente pensare alla UIX.

Una piccola preoccupazione riguardante il traffico di solite c’è, ma tanto qualche mago dei motori di ricerca che farà in modo che i miei prodotti appaiono in cima alle ricerche si troverà…

Odio far pesare il fatto che la prima volta che mi sono occupato di ecommerce è stato vent’anno fa ma devo farlo!

Ormai è evidente che, nel momento in cui si incontra un’azienda che effettivamente ha le possibilità di aprire un canale di vendita digitale, la prima cosa da proporre è una consulenza strategica che includa un corso di formazione. Una consulenza volta a stabilire la strategia da adottare in termini di posizionamento, politica di prezzo e che includa un benchmarking internazionale molto dettagliato.
Una formazione invece che abbia lo scopo di far capire cos’è un negozio online, come si gestiscono le promozioni e che cosa influisce sulle conversioni e i tassi di abbandono e che caratteristiche deve avere una piattaforma di ecommerce usabile.

Solo quando il cliente ha realizzato che l’ecommerce necessita di un business plan e che essere online non significa vendere, allora arriva il difficile….

Far capire che la piattaforma e le sue caratteristiche pesano solo per un 30% del progetto. Inutile avere il sito di ecommerce perfetto se non si mette a disposizione un budget marketing e non si ha la mentalità orientata al ROI (ritorno dall’investimento). Pare banale ma sono pochi i clienti il cui entusiasmo viene bruscamente raso al suolo dalla orrenda prospettiva di dover far pubblicità. Come se non la dovessero fare quando aprono uno store fisico.
Ebbene si, senza pianificare un media mix adeguato, fatto di uno o più strumenti quali Adwords, i comparatori di prezzi, l’advertising sui social network, l’email marketing o il performance marketing, il fallimento del progetto è assicurato.

Raro trovare un cliente che capisca al volo cos’è il retargeting o come funziona un sistema di personal reccomendation tramite i cookie, che capisca che la fuori esiste un utente da acchiappare e trasformare in vendita e che tale processo è pieno di insidie e minacce.
Difficile soprattutto far capire che il proprio sito di ecommerce deve essere orientato alla conversione e che quello che tali minacce possono essere risolte solo se si mette l’utente ed il suo impulso all’acquisto al centro dei propri pensieri, se si fornisce un assistenza adeguata ed una logistica all’altezza ed economicamente in linea con i competitor.

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Se fosse facile lo farebbero tutti!

Insomma, dopo vent’anni sono ancora qui ad evangelizzare e a mettere in guardia i clienti. Il successo di un progetto di ecommerce è al 70% dipendente dall’efficacia e l’ambizione con cui si redige un business plan che include un budget marketing all’altezza.

A meno che non vogliate un nel negozio con una vetrina spettacolare piazzato in mezzo al deserto del Gobi….fate voi!

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