Troppe volte sento clienti o certi tipi di web agency parlare di online advertising, search engine marketing o social media advertising focalizzando soprattutto sulla capacità di acquistare click in modo efficace.

L’abilità di fare bidding, di profilare l’utente e quindi di ottimizzare il costo del traffico è certamente una skill importante ma il rischio di adagiarsi e accontentarsi di comprare le keyword giuste, indovinare le creatività per i proprio Facebook Ads, beccare slogan che fanno aumentare il Click Through Rate e via dicendo….è pericolosamente alto.

La Conversion Rate Optimization è, com’è noto, un’attività che riguarda le pagine web dove atterra l’utente ed è finalizzata a migliorare la conversione di un click in una lead o in una vendita. Lo sanno tutti i marketeer e i più credono di tenere sotto controllo questa attività. La realtà dei fatti è che questa è probabilmente l’operazione più faticosa in assoluto e proprio per questo è decisiva.

La difficoltà che riguarda l’attività strettamente connessa a due fattori:

  • La Conversion Rate Optimization è da associarsi al fatto di non essere mai contenti di un certo risultato. Di fatto è un’ottimizzazione permanente e multiforme che deve essere progettata adeguatamente.
  • E’ un’attività fortemente analitica che include un set di skills molto variegato che và dalla UIX, al design alla conoscenza di tutte le sfaccettature che riguardano l’advertising.

Non basta infatti prendere in considerazione le caratteristiche di un certo tipo di utenza, la loro provenienza (es: desktop o mobile) e quindi predisporre una landing page perfetta.

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Non è nemmeno sufficiente dilettarsi a misurare come cambiano i risultati delle performance eseguendo A/B test continui.

Tanto più che spesso e volentieri la voglia di fare A/B test cala o semplicemente ci sono dei limiti alla capacità di spostare una call to action, cambiare un testo o provare a usare una foto piuttosto che un’altra.

La Conversion Rate Optimization significa tante, troppe cose e se queste non vengono adeguatamente pianificate o se si pensa di ottimizzare il rendimento delle proprie pagine di atterraggio senza investirci si sbaglia di grosso.

La CRO infatti significa dinamicizzare una landing page cercando di testare ogni singolo aspetto del contenuto funzionale al raggiungimento di un obiettivo (testo, foto, video), testare una o più call to action rispondenti a uno o più obiettivi, ridurre il bounce rate cercando e migliorare la loyalty e tante altre cose.

Soprattutto la CRO significa implementare funzionalità e accorgimenti tali da massimizzare l’arrivo di un utente (es: ridurre l’abbandono di un carrello, inserire incentivi ad una lead, assistere un utente online ecc.).

La CRO è persino associata alla consulenza che riguarda la valorizzazione di un obiettivo e al manovrare tutti gli elementi che possono influenzarla (il prezzo, il servizio clienti, i costi di struttura, nel caso di un ecommerce i costi di spedizione e via dicendo).

Rendere competitivo il valore di una lead o di una action non è forse parte dell’ottimizzazione del costo di una conversione?

Ottimizzare le conversioni è un attività delicata che è rappresentata da un mix di ingredienti molto vasto. Ovviamente il segreto è semplicemente mettersi in grado di poter testare e non dare mai scontato che ciò che si sta facendo è il miglior modo di farlo.

Siete sicuri che state davvero curando la conversion rate optimization? Per scoprirlo basta un’analisi ben congegnata e la consapevolezza che la CRO è un attività difficile, se fosse facile la potrebbero svolgere tutti….

 

 

 

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